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Perchè ci mettiamo le dita del naso?

Perchè ci mettiamo le dita del naso? - RINO CERRITELLI

  

 

Il 96,5% delle persone si mette le dita nel naso.

In bagno, ma pure in ufficio e al semaforo. Perché?

articolo di Amelia Beltramini (Focus)

 

 

 

È molto probabile, almeno statisticamente, che nel corso delle ultime sei ore vi siate messi le dita nel naso almeno una volta. Giusto? Va be’, non sentitevi troppo in colpa: uno studio scientifico pubblicato sul Journal of Clinical Psychiatry ha dimostrato che solo il 3,5% della popolazione è esente da questa pratica. Gli altri, cioè il 96,5% delle persone, vi si dedica in maniera tutt’altro che saltuaria.

Lo studio ha infatti dimostrato che la frequenza media di questa pratica, quella che quindi si potrebbe definire di normale igiene, è di circa 4 volte al giorno. (...)

Come nasce la “caccola”? Da dove vengono le “caccole”? Dal muco generato nei seni frontali e mascellari, che sono spazi vuoti situati dietro la fronte e gli zigomi, rivestiti di cellule a forma di calice che producono, appunto, muco. (...)

La produzione è continua e funziona come una specie di scala mobile in cui il muco è spinto avanti dalle ciglia di cui sono dotate le cellule che rivestono l’interno del naso. Il muco avanza alla velocità di 3-12 mm al minuto e il suo flusso riveste e lubrifica tutte le superfici.

Ognuno di noi inspira mediamente 9mila litri d’aria al giorno, e con l’aria milioni di corpi estranei: irritanti, allergeni, microbi, polveri. Questi, filtrati dai peli che ci sono nel naso, le vibrisse, vengono intrappolati dal muco vischioso che ricopre i 160 cm2 di tessuto ricco di vasi che riveste i turbinati, strutture interne del naso. Inglobati dal muco questi corpi estranei vengono spinti dalle cellule cigliate verso la gola, dove il muco viene inghiottito con quello che contiene e distrutto dagli acidi dello stomaco. Contemporaneamente, sempre nei turbinati, il muco cede all’aria inspirata il 95% del suo peso, cioè l’acqua, umidificandola.

Insomma, la fine naturale del muco è in gola e poi nello stomaco. Se il muco perde la sua quota di acqua prima di completare il suo viaggio resta nel naso, si secca e aderisce alle narici. Quanto? In base ai parametri scientifici forniti da Albino Rossi, responsabile della divisione di pneumologia del Policlinico di Pavia, abbiamo calcolato che ognuno di noi produce più di un bicchierino di “caccole” al mese. (...)

La  sorte riservata alle caccole è stata indagata da ricercatori Usa della Wisconsin University, con un questionario distribuito a mille abitanti della Dane County: il 90,3% finisce nel fazzoletto; il 28,6% viene lanciato o fatto cadere sul pavimento, ma il 7,6% è trasferito su un mobile e addirittura l’8% viene mangiato (...) In fondo, hanno commentato i ricercatori, si tratta di una scorciatoia: il destino del muco è proprio lo stomaco.

Proprio per questa ragione, le caccole non fanno male, se ingerite. Anzi. Lo pneumologo austriaco Friedrich Bischinger sostiene che siano salutari. In base a una sua ricerca, menzionata anche nella rivista scientifica inglese New Scientist, ingerire le “caccole” del naso stimola le difese naturali dell’organismo. Il muco è infatti un ricettacolo di microrganismi: la sua funzione è proprio quella di intrappolare batteri, funghi, virus e polveri, impedendo il loro accesso alle vie respiratorie.E inoltre, secondo gli estimatori, intervistati dai ricercatori Usa, le caccole sarebbero «saporite, leggermente salate ». Forse proprio per il loro contenuto di potassio e sodio. Ma anche di calcio, cloro e acido carbonico, proteine, carboidrati e lipidi... (...)  (continua a leggere l'articolo su Focus)

 

Questi sono alcuni estratti dell'articolo scritto

da Amelia Beltramini su Focus

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